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Nell'ultimo mezzo secolo l'andamento della popolazione è risultato in costante crescita, passando però da un ritmo piuttosto sostenuto (187.000 unità in più fra i censimenti del 1961 e del 1971) a uno molto più ridotto (soltanto 18.000 unità in più nel decennio compreso fra il 1981 e il 1991, quando il totale si è assestato intorno a 3.600.000 unità). La situazione di crescita zero è dovuta soprattutto alla caduta della natalità, che ha portato nella seconda metà degli anni Ottanta a un saldo naturale decisamente negativo ( 0,4% annuo) che il buon attivo del bilancio migratorio stenta ormai a pareggiare. La popolazione della Toscana presenta una densità inferiore alla media nazionale ed è assai variamente distribuita. Si verificano infatti uno spopolamento delle zone appenniniche (Montagna Pistoiese, Casentino, alto Mugello), dovuto anche alla crisi dell'agricoltura montana, e una concentrazione della popolazione nei centri del bacino di Firenze e della pianura tra Firenze e Pistoia, nel Valdarno Inferiore, nella Versilia e in alcune zone pedemontane. In seguito alla riforma agraria vasti tratti della Maremma si sono ripopolati, ma solo una piccola minoranza della popolazione vive nella campagna.
v Geografia economica
Fin dal tempo degli Etruschi la Toscana è stata regione a economia essenzialmente agricola, ma nell'ultimo mezzo secolo lo sviluppo della grande e media industria ha portato una notevole trasformazione: oggi solo il 3,8% della popolazione attiva è occupato nell'agricoltura, contro il 34% occupato nell'industria e il 61% in altre attività. La superficie agraria e forestale è di oltre due milioni di ha, con una superficie media delle aziende di 11,4 ha; prevalgono le aziende a conduzione diretta e con bestiame. L'elemento base della produzione agricola è costituito dai cereali, soprattutto dal frumento (terzo posto fra le regioni italiane) e dal mais; in aumento, nelle zone di pianura, è la produzione di barbabietole da zucchero; diffusissime sono le colture promiscue di viti e olivi con cereali e foraggi sui pendii collinari; coltura tipica della regione è quella della vite, il cui feudo è il Chianti. Assai rinomati in tutto il mondo sono i vini toscani, in particolare del Chianti (la cui produzione è tutelata da appositi consorzi) e dell'isola d'Elba. La regione è fra le prime produttrici di uva passa, all'ottavo posto per il vino e al quarto per l'olio d'oliva. Le bonifiche intraprese da lungo tempo e la riforma agraria realizzata hanno reso la Maremma grossetana, in passato malsana e infruttuosa, una fertile zona cerealicola e orticola. Intensa è l'orticoltura nel Valdarno, nella Lucchesia e nel Grossetano; diffusa la patata; notevole la produzione di frutta (pere, pesche), castagne e funghi. Recentemente la regione ha fortemente incrementato la coltivazione del girasole da olio, per cui figura al primo posto nel paese con oltre un terzo del totale. Nel Pistoiese è altresì sviluppata la floricoltura (secondo posto dopo la Liguria). Nelle conche intermontane si coltiva il tabacco (val di Chiana, Aretino). Il patrimonio zootecnico comprende suini (quinto posto), bovini (in contrazione), ovini (quarto posto); l'allevamento, un tempo pastorale (ovini e bovini), tende ad associarsi all'agricoltura, in conseguenza delle riforme agrarie (Maremma, val di Chiana).
Il patrimonio boschivo è buono; il bosco, che occupa oltre un terzo della superficie regionale, è per lo più ceduo, a macchia; nell'Appennino, fra gli 800-1.000 m fino a 1.600- 1.700 m prevale il faggio (Casentino), ma non mancano abetine (Camaldoli, Abetone, Vallombrosa) e pinete (San Rossore, ecc.). Scarsa importanza riveste la pesca. La regione ha conosciuto fin dal tempo degli Etruschi e dei Romani, poi nell'età dei Comuni e delle signorie, una spiccata attività industriale, la cui importanza relativa è andata diminuendo, e oggi è dispersa in numerose imprese di varia grandezza.