Immobiliare I Castelli: Pontremoli
I periodi di regno di Cosimo II (1609-1621) e di Ferdinando II (1621-1670) segnarono peraltro l'inizio di una fase di ristagno e un forte indebolimento sul piano internazionale: la Spagna riprese in pieno il controllo della politica estera del granducato, nonostante un tentativo di Ferdinando II (alla metà del secolo) di promuovere una politica unitaria degli Stati italiani. Anche sul piano economico, a partire dalla metà del secolo, la situazione fu caratterizzata da un'evidente fase di regressione, che sotto i due successivi granduchi, Cosimo III (1670-1723) e Gian Gastone (1723- 1737), andò accentuandosi; i due ultimi Medici assistettero quindi impotenti alle decisioni delle potenze europee che, prevedendo l'estinguersi della dinastia, disponevano della successione. Assegnata dapprima (Londra, 1718) a Carlo, figlio di Filippo V di Spagna, la Toscana finì poi sotto il dominio di Francesco Stefano di Lorena (1737-1765), marito della futura imperatrice Maria Teresa. Sotto la nuova dinastia il granducato, anche se ridotto a condizione di satellite dell'Impero, venne a beneficiare dell'orientamento favorevole alle riforme illuminate che andava prevalendo nei domini absburgici. L'opera riformatrice fu ampiamente sviluppata sotto Pietro Leopoldo I (1765-1790); grazie all'abolizione delle dogane interne (con una serie di provvedimenti che vanno dal 1767 al 1783) la produzione agricola toscana ricevette un notevole impulso; tra il 1747 e il 1789 venne anche realizzata la libera commerciabilità dei beni immobili, favorendo così il rafforzamento e l'ampliamento della classe dei proprietari terrieri. Nel 1781 quest'opera sfociò in un progetto di costituzione, redatto da Francesco Maria Gianni; con l'aiuto di questo e di Pompeo Neri, Pietro Leopoldo I mise in atto un'ampia azione anche sul terreno ecclesiastico che mosse da riforme giurisdizionaliste e sboccò in un tentativo di riforma che risentiva di una forte ispirazione giansenista; per quanto interrotto, questo indirizzo lasciò poi una forte impronta nella successiva cultura liberale toscana. Con l'avvento di Ferdinando III (1790-1801; 1814- 1824) il riflusso conservatore, già percepibile negli ultimi anni di Pietro Leopoldo, riuscì a imporsi con un'azione che trovò il suo punto di forza nell'irrigidimento dei regimi assolutisti di fronte agli avvenimenti francesi. Occupata dalla Francia nel 1799, riconquistata dagli Austriaci, fu assegnata, in base al trattato di Lunéville e con la denominazione di regno d'Etruria, a Ludovico I di Borbone (1801-1803) poi al figlio Ludovico II (1803-1807). Annessa all'Impero napoleonico (1807), la Toscana fu nuovamente eretta in granducato per Elisa Bonaparte Baciocchi (1809-1814).
Riforme e miglioramenti amministrativi di impronta napoleonica caratterizzarono la vita del granducato fino al 1814, quando, dopo una breve occupazione da parte delle truppe di Murat, il congresso di Vienna lo restituì a Ferdinando III con alcuni ampliamenti territoriali. La Restaurazione ebbe un carattere particolarmente temperato e significò il ritorno agli ordinamenti di Pietro Leopoldo. Sotto Leopoldo II (1824-1859) il clima tollerante fece della Toscana un rifugio per gli esuli politici degli altri Stati italiani e il centro di un movimento liberal-riformatore che ebbe la sua maggiore espressione nel gruppo di G. P. Vieusseux; ciò, nonostante le pressioni reazionarie dell'Austria.