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Immobiliare I Castelli: Vendita Rustici in Toscana.
- Corrispondente all'incirca all'Etruria, il territorio dell'odierna
Toscana dopo il riordinamento augusteo dell'Italia costituì,
insieme con parte degli odierni Umbria e Lazio, la VII regione
(Etruria), la quale con la riforma di Diocleziano, che vi
apportò lievi modifiche territoriali, si denominò
di Tuscia e Umbria. Occupato dai Longobardi (seconda metà
del VI sec.), il territorio toscano formò il ducato
di Tuscia (fino al 770), ma poco dopo (774) fu dai Carolingi
riorganizzato in comitato e quindi costituito a favore di
Adalberto I (846) nella marca di Toscana, con capoluogo Lucca.
Alla morte di Bonifacio II (1052) la marca passò alla
moglie Beatrice di Lorena e da questa alla figlia Matilde,
“la Gran Contessa”, che organizzò nel castello
di Canossa l'incontro tra Gregorio VII e l'imperatore Enrico
IV (1077). Compresa nel testamento con il quale Matilde lasciò
tutti i suoi possedimenti alla Chiesa (1115), la marca fu
subito rivendicata dagli lmperatori, nel quadro della lotta
con il papato per il possesso dei “beni matildini”.
Contro le mire della Chiesa l'Impero inviò infatti
in Toscana suoi rappresentanti con il titolo di margravi e
di vicari imperiali.
- Ma in quel periodo numerose città toscane, prendendo
posizione contro i due contendenti, si dichiararono indipendenti
e cominciarono a reggersi con propri statuti. Nacquero così
i Comuni toscani, poi signorie e veri e propri Stati (Firenze,
Siena, Pisa, Lucca, ecc.) nelle cui vicende è riassunta
la storia della Toscana fino alla seconda restaurazione medicea
(1530). Tale restaurazione, dovuta a Carlo V, segnò
la fine del regime repubblicano in Firenze e l'avvio alla
creazione di uno Stato regionale; per quanto imposto da forze
esterne, questo assetto mise profonde radici nella città
e nella regione, cancellando definitivamente lo spirito particolaristico
che nella repubblica del 1527-1530 aveva avuto l'ultima manifestazione
di rilievo.
- Alessandro de' Medici, dal 1532 duca di Firenze, iniziò
l'opera di annullamento delle residue forze oligarchiche che
avevano sostenuto la repubblica e osteggiato il principato;
dopo il suo assassinio (1537) Cosimo I ne continuò
e potenziò la politica, mantenendo in vita formalmente
alcuni istituti repubblicani, ma svuotandoli di fatto e sottraendoli
comunque al controllo delle grandi famiglie. Cosimo I, che
ottenne nel 1569 dal papa Pio V il titolo granducale di Toscana,
sviluppò la politica di consolidamento del potere di
Firenze sull'intera regione, vincendo nel 1554-1555 la guerra
contro Siena e intervenendo in modo determinante nella politica
interna di Lucca durante la congiura di F. Burlamacchi (1546).
La repubblica di Lucca conservò la sua autonomia ma
rimase costretta a una limitata politica priva di sbocchi;
con essa rimasero al di fuori del principato mediceo Massa
e Carrara, Piombino, lo Stato dei Presidi e la contea di Pitigliano.
- Sulla restante regione il dominio di Cosimo si instaurò
senza più contrasti, con una struttura unitaria, anche
se giuridicamente e amministrativamente esso fu diviso tra
“Stato vecchio” (Firenze e i suoi territori) e
“ Stato nuovo” (Siena). Alla morte di Cosimo I,
il figlio Francesco (1574-1587) poté quindi ereditare
uno Stato solidamente ordinato a cui, dal canto suo, egli
si limitò a portare piccole riforme marginali, tra
le quali spicca l'ampliamento del porto di Livorno, che s'avviava
a divenire il maggiore dello Stato. Una ripresa dell'energica
politica di Cosimo l fu segnata da Ferdinando I (1587-1609),
che si affacciò alla grande politica europea, tentando
di sottrarsi all'egemonia spagnola mediante un avvicinamento
alla Francia (la figlia di Francesco, Maria, andò sposa
a Enrico IV di Francia) e di contrastare l'espansione dello
Stato sabaudo.
I periodi di regno di Cosimo II (1609-1621) e di Ferdinando
II (1621-1670) segnarono peraltro l'inizio di una fase di
ristagno e un forte indebolimento sul piano internazionale:
la Spagna riprese in pieno il controllo della politica estera
del granducato, nonostante un tentativo di Ferdinando II (alla
metà del secolo) di promuovere una politica unitaria
degli Stati italiani. Anche sul piano economico, a partire
dalla metà del secolo, la situazione fu caratterizzata
da un'evidente fase di regressione, che sotto i due successivi
granduchi, Cosimo III (1670-1723) e Gian Gastone (1723- 1737),
andò accentuandosi;
- Nel 1781 quest'opera sfociò in un progetto di costituzione,
redatto da Francesco Maria Gianni; con l'aiuto di questo e
di Pompeo Neri, Pietro Leopoldo I mise in atto un'ampia azione
anche sul terreno ecclesiastico che mosse da riforme giurisdizionaliste
e sboccò in un tentativo di riforma che risentiva di
una forte ispirazione giansenista; per quanto interrotto,
questo indirizzo lasciò poi una forte impronta nella
successiva cultura liberale toscana. Con l'avvento di Ferdinando
III (1790-1801; 1814- 1824) il riflusso conservatore, già
percepibile negli ultimi anni di Pietro Leopoldo, riuscì
a imporsi con un'azione che trovò il suo punto di forza
nell'irrigidimento dei regimi assolutisti di fronte agli avvenimenti
francesi. Occupata dalla Francia nel 1799, riconquistata dagli
Austriaci, fu assegnata, in base al trattato di Lunéville
e con la denominazione di regno d'Etruria, a Ludovico I di
Borbone (1801-1803) poi al figlio Ludovico II (1803-1807).
Annessa all'Impero napoleonico (1807), la Toscana fu nuovamente
eretta in granducato per Elisa Bonaparte Baciocchi (1809-1814).
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